Chi vive in Pianura Padana lo sa bene: lunghi periodi di alta pressione, spesso accompagnati da inversioni termiche, favoriscono l’accumulo di inquinanti nei bassi strati dell’atmosfera. L’aria ristagna, il rimescolamento verticale è minimo e le concentrazioni di polveri sottili e gas aumentano giorno dopo giorno.
Ma cosa succede quando finalmente la circolazione atmosferica cambia? Come avviene, dal punto di vista fisico, la “pulizia” dell’aria?
Il primo meccanismo è la ventilazione. L’arrivo di correnti più sostenute, spesso legate al passaggio di una perturbazione o alla rottura dell’anticiclone, favorisce la dispersione degli inquinanti. L’aria inquinata viene diluita e trasportata altrove, mentre aria più pulita prende il suo posto. Questo processo è particolarmente efficace per gli inquinanti gassosi come biossido di azoto (NO₂), monossido di carbonio (CO) e ozono (O₃).
Un ruolo fondamentale lo gioca poi la pioggia, attraverso il cosiddetto lavaggio atmosferico (wash-out). Le gocce di pioggia intercettano e inglobano le polveri sottili (PM10 e PM2.5) e parte degli inquinanti solubili, trascinandoli verso il suolo. Anche la neve, spesso ancora più efficiente, contribuisce a rimuovere particolato dall’aria.
Ma qui nasce una domanda importante: dove finiscono questi inquinanti?
Non scompaiono. Le polveri e le sostanze chimiche depositate al suolo possono accumularsi nei terreni agricoli, nelle acque superficiali e nei corsi d’acqua. Alcuni metalli pesanti e composti organici persistenti possono entrare nei cicli biologici, con potenziali effetti sull’ecosistema e, indirettamente, sulla catena alimentare.
In sintesi, pioggia e vento migliorano sensibilmente la qualità dell’aria che respiriamo, ma rappresentano solo uno spostamento del problema. La meteorologia può offrire una tregua temporanea, ma la vera riduzione dell’inquinamento passa dalla diminuzione delle emissioni alla fonte. La “pulizia” atmosferica è reale e misurabile, ma ci ricorda che aria, suolo e acqua sono sistemi profondamente interconnessi.
Un motivo in più per osservare con attenzione non solo il cielo che cambia, ma anche ciò che accade… una volta che gli inquinanti tornano a terra.
Dott. Matteo Benevelli

