Temporale d’api

Titolo strano, ma possono degli insetti piccoli come le Api avere qualcosa in comune con la forza di un temporale?

Sì, la risposta scientifica è un sorprendente sì. Uno studio dell’Università di Bristol, pubblicato nel 2022 sulla rivista iScience, ha dimostrato che gli sciami di api possono generare una carica elettrica atmosferica significativa, paragonabile a quella di eventi meteorologici come i temporali.

Ma come avviene questo fenomeno e quali sono le sue implicazioni?

Vediamo come le api “generano” elettricità.

Le api non possiedono “organi elettrici” come le anguille, ma accumulano elettricità statica durante il volo. Grazie all’attrito, mentre volano, lo sfregamento delle ali e del corpo contro le molecole d’aria (o il contatto con altre superfici) carica i loro piccoli corpi di energia positiva.

Una singola ape porta una carica minima, ma quando migliaia di api volano insieme in modo denso, le loro cariche individuali si sommano. I ricercatori hanno misurato che la densità di carica di uno sciame può variare da 100 a 1.000 Volt per metro.

E questo le rende più potenti di un temporale?

I dati raccolti mostrano che un fitto sciame di api può produrre un gradiente di potenziale elettrico fino a otto volte superiore a quello di una nuvola temporalesca media e simile a quello di una tempesta di polvere elettrificata.
Più lo sciame è compatto, maggiore è l’intensità del campo elettrico prodotto.

In un temporale, la carica elettrica nelle nuvole è dovuta allo sfregamento delle particelle di ghiaccio e acqua dentro le nubi, che separa cariche positive e negative e crea condizioni per i fulmini. Una nuvola temporalesca può raggiungere cariche enormi per km di atmosfera.
Le api, invece, generano cariche su scala molto più piccola (il volume di aria occupato dal loro sciame), ma la densità di carica per unità di volume può essere simile a quella di alcuni fenomeni meteorologici quando il gruppo di insetti è molto denso.

A cosa serve questa elettricità?

Le api utilizzano l’elettricità statica per scopi evolutivi molto pratici:

  • Impollinazione: quando un’ape (carica positivamente) si avvicina a un fiore (carica negativa), il polline “salta” letteralmente sull’insetto per attrazione elettrostatica, facilitando la raccolta.
  • Comunicazione: si ritiene che le api possano percepire i campi elettrici altrui per coordinarsi meglio o per capire se un fiore è già stato visitato da un’altra compagna (che avrebbe temporaneamente cambiato la carica del fiore).

E perché questa scoperta è importante?

Fino a poco tempo fa, si pensava che solo i processi fisici (come il movimento del ghiaccio nelle nuvole o della polvere nel vento) potessero influenzare l’elettricità atmosferica. Questa ricerca dimostra che la biologia ha un ruolo attivo: enormi sciami di insetti (non solo api, ma anche cavallette o locuste) possono effettivamente modificare il campo elettrico dell’ambiente circostante, influenzando potenzialmente il movimento di polveri e aerosol nell’aria.

E’ importante chiarire che:

  • Non si tratta di fulmini che partono dallo sciame, né di energia utilizzabile come elettricità in senso pratico.
  • Il valore di “volt per metro” indica l’intensità del campo elettrico nell’aria, non la quantità di energia elettrica immagazzinata come in una batteria.
  • Questo significa che uno sciame può creare forti differenze di potenziale ma senza grandi correnti elettriche.

METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli