Tra i venti che influenzano il clima del bacino mediterraneo, il Ghibli occupa un posto speciale. Il suo nome evoca sabbia, dune e ondate di calore, e non è un caso: il Ghibli è un vento caldo e secco di origine sahariana, che soffia principalmente dalla Libia verso le coste nordafricane e, in particolari condizioni atmosferiche, può raggiungere anche l’Italia meridionale.
Dal punto di vista meteorologico, nasce quando una depressione si forma sul Nord Africa e richiama aria dal deserto verso le regioni costiere. Questo flusso, carico del calore immagazzinato dalla sabbia e povero di umidità, si traduce in un vento impetuoso che può sollevare polveri sottili e sabbia, generando le famose “tempeste di sabbia”. In presenza di particolari configurazioni bariche, la sabbia sospinta può attraversare il Mediterraneo e colorare i cieli italiani con un caratteristico velo giallastro o aranciato: un fenomeno che negli ultimi anni abbiamo osservato sempre più spesso anche sulla Pianura Padana.
Il Ghibli provoca rapidissimi aumenti termici, abbattimento dell’umidità e condizioni di forte disagio per persone, animali e attività agricole. Può favorire incendi, prosciugare terreni già aridi e rendere difficili la navigazione e il trasporto aereo. È un vento che trasporta con sé le caratteristiche estreme del deserto: potenza, calore e imprevedibilità.
Nonostante la sua fama a volte minacciosa, i venti come il Ghibli sono fondamentali nel sistema climatico: contribuiscono allo scambio di masse d’aria tra regioni calde e fredde, modellano paesaggi, trasportano nutrienti e, nel complesso, influenzano gli equilibri atmosferici del Mediterraneo.
Ecco altri nomi mediterranei per questo vento che in Italia chiamiamo comunemente Scirocco:
- In Algeria si chiama Chergui
- In Tunisia si chiama Chili,
- In Libia, appunto, Ghibli
- In Egitto abbiamo il Khamsin, deriva dall’arabo khamsīn (“cinquanta”), che richiama il periodo tradizionale di circa cinquanta giorni in cui questo vento soffia.
- In Giordania prende il nome di Sharkiye
- In Israele si chiama Shamal
- In Israele, invece, Sharav
- Nel Montenegro e Croazia si chiama Jugo
- In Albania è il vento di Shroka
- Sull’isola di Malta è Xlokk, un nome locale dello Scirocco, spesso carico di sabbia e con effetti molto simili.
Quindi possiamo immaginare che il vento nasca come Ghibli sul Sahara libico, si diffonda come Khamsin verso l’Egitto e il Levante, e raggiungendo il Mediterraneo diventi uno Scirocco, mentre sul versante occidentale assume il nome Chergui.
Dal deserto ai cieli animati: quando il Ghibli ispira Miyazaki.
Il nome Ghibli non appartiene soltanto alla meteorologia. Per molti è anche legato allo Studio Ghibli, la celebre casa di animazione fondata nel 1985 da Hayao Miyazaki e Isao Takahata.
Miyazaki scelse il nome proprio per omaggiare l’aeronautica italiana e la passione per il volo che lo accompagna da sempre. Il termine “Ghibli” fu infatti adottato negli anni ’30 come soprannome del ricognitore italiano Caproni Ca.309, progettato per operare nei cieli nordafricani. L’idea era suggestiva: “portare un vento nuovo” nel mondo dell’aviazione… esattamente ciò che Miyazaki voleva fare nel mondo dell’animazione.
Il regista è da sempre affascinato dall’ingegneria aeronautica italiana: i suoi film sono costellati di velivoli ispirati ai progetti di Caproni e agli idrovolanti del primo Novecento. Un esempio splendido è Porco Rosso, ambientato nel Mediterraneo degli anni ’20, dove il protagonista vola con un idrovolante che richiama proprio l’estetica italiana.
Il legame è quindi duplice:
- il vento come simbolo di movimento, libertà e cambiamento;
- l’Italia come fonte d’ispirazione ingegneristica, storica e estetica.
Lo Studio Ghibli è così diventato una sorta di ponte culturale tra Oriente e Occidente, proprio come il vento che ne ha ispirato il nome attraversa deserti e mari portando con sé storie, polveri e suggestioni.
Un vento che unisce disciplina e immaginazione
Nel Ghibli convivono meteorologia e storia, natura e cultura, scienza e poesia: un vento reale, potente e a tratti pericoloso, ma anche simbolo di innovazione e creatività.
Ed è bello pensare che:
- un fenomeno atmosferico nato nel cuore del Sahara,
- un aereo italiano pensato per i cieli africani,
- e uno studio di animazione giapponese
possano essere legati da un unico nome e da un unico concetto: portare un vento nuovo.
Un vento che trasporta sabbia…
e un vento che trasporta idee.
Dott. Matteo Benevelli




