Il viaggio degli inquinanti dopo la pioggia

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato del fatto che, quando piove, avviene un fenomeno che gli scienziati chiamano wet deposition (deposizione umida). Le gocce d’acqua, cadendo, catturano particelle sospese (PM10, PM2.5), metalli pesanti, residui di combustione e gas acidi. L’aria torna tersa e profumata, ma quel carico inquinante non è svanito: ha appena cambiato “casa”.

E dove va a finire?

Una volta toccato il suolo, il destino degli inquinanti dipende da dove cadono:

  • Nelle città (Superfici impermeabili): su asfalto e cemento, l’acqua non può filtrare. Si trasforma in ruscellamento urbano, un mix tossico che raccoglie anche oli, residui di pneumatici e idrocarburi dalle strade, convogliandoli direttamente nelle reti fognarie o, peggio, nei fiumi e laghi vicini.
  • Nei terreni agricoli e boschi: qui l’acqua filtra nel terreno. Alcuni inquinanti vengono trattenuti dai primi strati di terra, altri scivolano più in profondità fino a raggiungere le falde acquifere che usiamo per l’acqua potabile o l’irrigazione.
  • Negli ecosistemi acquatici: pioggia e ruscellamento portano tutto verso mare e fiumi, alterando immediatamente la chimica dell’acqua.

Ma come si comportano?

Le particelle non restano inerti. Una volta al suolo, iniziano a interagire con l’ambiente:

  • Acidificazione: se la pioggia ha raccolto molti ossidi di zolfo e azoto, diventa acida. Questo “attacca” i minerali del suolo, sciogliendo nutrienti essenziali (come calcio e magnesio) e trascinandoli via, rendendo il terreno meno fertile.
  • Bioaccumulo: i metalli pesanti (come piombo, mercurio e cadmio) non si degradano. Vengono assorbiti dalle radici delle piante o dai piccoli organismi acquatici, entrando nella catena alimentare.
  • Reazioni chimiche: alcuni inquinanti, una volta nel fango o nei sedimenti dei fiumi, possono trasformarsi in forme ancora più tossiche (ad esempio, il mercurio che diventa metilmercurio).

E quali possono essere le conseguenze per l’ecosistema e per noi?

Questo “trasloco” dell’inquinamento ha effetti a catena che spesso ignoriamo:

  • Danni alle foreste: il suolo impoverito e l’acidità indeboliscono le radici. Gli alberi diventano più vulnerabili a malattie e parassiti.
  • Eutrofizzazione delle acque: l’azoto trasportato dalla pioggia agisce come un fertilizzante eccessivo nei laghi, fiumi e mari, causando una crescita esplosiva di alghe che consumano tutto l’ossigeno, uccidendo pesci e altre forme di vita.
  • Rischi per l’uomo: anche se l’aria è pulita, potremmo ritrovare quegli inquinanti nel cibo (pesce contaminato, verdure cresciute su suoli saturi) o nell’acqua che beviamo. Inoltre, quando il suolo si asciuga, le particelle più sottili possono essere risollevate dal vento, tornando a essere respirate.

In sostanza, la pioggia è un eccellente sistema di pulizia per i nostri polmoni nell’immediato, ma funge da vettore di trasferimento per l’inquinamento idrico e del suolo. La soluzione non è aspettare il temporale, ma ridurre le emissioni alla fonte, poiché il pianeta è un sistema chiuso in cui nulla scompare davvero.

Approfondimento:

  • Azoto e composti azotati: il motore dell’eutrofizzazione
    Gli ossidi di azoto (NOx), prodotti soprattutto da traffico, riscaldamenti e attività industriali, vengono facilmente rimossi dalla pioggia sotto forma di nitrati e ammonio. Una volta al suolo, questi composti agiscono come fertilizzanti involontari.
    Nei terreni agricoli possono alterare l’equilibrio nutrizionale delle colture, mentre nei corsi d’acqua e nei laghi favoriscono il fenomeno dell’eutrofizzazione: un eccesso di nutrienti che stimola la crescita incontrollata di alghe e piante acquatiche. Quando queste biomasse muoiono e si decompongono, consumano ossigeno, creando zone povere di vita e mettendo in difficoltà pesci e invertebrati. È uno dei meccanismi che porta alla degradazione di fiumi e bacini anche lontani dalle fonti dirette di inquinamento.
  • Zolfo e piogge acide: un problema meno visibile ma persistente
    Gli ossidi di zolfo (SO₂), oggi ridotti rispetto al passato ma ancora presenti, si trasformano in solfati e contribuiscono all’acidificazione delle precipitazioni. Le cosiddette piogge acide possono abbassare il pH dei suoli e delle acque superficiali, rendendo meno disponibili alcuni nutrienti fondamentali e più mobili metalli potenzialmente tossici.
    Nei boschi, suoli impoveriti e radici danneggiate rendono le piante più vulnerabili a siccità, parassiti e malattie. Nei corsi d’acqua, l’acidificazione può ridurre drasticamente la biodiversità, soprattutto di organismi sensibili come anfibi e macroinvertebrati.
  • Polveri sottili (PM10 e PM2.5): un cocktail complesso
    Le polveri sottili non sono un singolo inquinante, ma un insieme eterogeneo di particelle che includono sali, metalli, composti organici e residui di combustione. Quando la pioggia le deposita al suolo, una parte rimane negli strati superficiali, un’altra viene trascinata verso fiumi e canali.
    Alcuni componenti, come idrocarburi policiclici aromatici (IPA), sono persistenti e possono accumularsi nei sedimenti, entrando nella catena alimentare. Altri vengono lentamente degradati, ma nel frattempo possono influenzare la qualità del suolo e delle acque.
  • Metalli pesanti: un’eredità a lungo termine
    Piombo, cadmio, mercurio e nichel, presenti in tracce nelle emissioni industriali e nel traffico, una volta depositati al suolo non si degradano. Possono restare per decenni nei terreni, accumulandosi progressivamente.
    Le piante possono assorbirli, gli animali ingerirli e l’uomo può esserne esposto attraverso l’alimentazione o l’acqua. Anche a basse concentrazioni, questi metalli possono avere effetti cronici sugli ecosistemi e sulla salute.
  • Inquinanti organici e microplastiche: il fronte emergente
    Negli ultimi anni l’attenzione si è spostata anche su microplastiche e composti organici persistenti, trasportati dall’aria e poi depositati dalla pioggia. Le microplastiche possono accumularsi nei suoli e nei sedimenti fluviali, diventando parte integrante degli ecosistemi, con effetti ancora in fase di studio ma potenzialmente rilevanti.

Dott. Matteo Benevelli
METEOREGGIO.IT