L’oca egiziana

Alopochen aegyptiaca, comunemente nota come oca egiziana, è un uccello appartenente alla famiglia delle Anatidae, la stessa di anatre e oche. Nonostante il nome, non è una vera oca ma una specie intermedia tra oche e anatre, con caratteristiche di entrambe.
Originaria dell’Africa subsahariana e della valle del Nilo, l’oca egiziana era già conosciuta nell’antico Egitto, dove veniva raffigurata in affreschi e geroglifici ed era considerata un animale sacro. Oggi è diffusa in gran parte dell’Africa e, a causa di introduzioni volontarie in parchi e collezioni ornamentali, si è stabilita anche in Europa, dove in alcuni paesi è considerata specie invasiva.

Dal punto di vista morfologico, l’Alopochen aegyptiaca è facilmente riconoscibile per la sua livrea marrone-beige con sfumature più scure sulle ali e per la caratteristica macchia marrone intorno agli occhi. Le ali presentano una vistosa area bianca ben visibile in volo, contrastata da penne nere e verdi iridescenti. Maschio e femmina sono simili nell’aspetto, anche se il maschio tende a essere leggermente più grande.

Questa specie predilige ambienti umidi come laghi, fiumi, paludi e bacini artificiali, ma si adatta facilmente anche a parchi urbani e zone agricole. È un uccello prevalentemente erbivoro: si nutre di erba, semi, foglie e germogli, ma può integrare la dieta con insetti e piccoli invertebrati.

L’oca egiziana è nota per il comportamento territoriale, soprattutto durante il periodo riproduttivo. Forma coppie stabili e difende con decisione il proprio territorio da altri uccelli acquatici. Il nido viene costruito in luoghi riparati, talvolta anche su alberi o edifici. La femmina depone in media 5-12 uova, che cova per circa un mese. I piccoli, come in molte specie di Anatidi, sono precoci e in grado di seguire i genitori poco dopo la schiusa.

Grazie alla sua adattabilità e alla forte capacità riproduttiva, l’Alopochen aegyptiaca è oggi una specie in espansione al di fuori dell’areale originario, suscitando interesse sia dal punto di vista naturalistico sia per le implicazioni ecologiche legate alla competizione con specie autoctone.

Debora Lervini