Come l’esplorazione spaziale, in particolare le fotografie della Terra e la cultura pop si sono mescolate ed influenzate a vicenda nel corso dell’ultimo secolo? Vediamo qualche esempio, senza la pretesa di essere esaustivi, data la vastità dell’argomento.
È il 1931 quando David Lasser, scrittore ed ingegnere, pubblica “The Conquest of Space”, in cui, per primo, ipotizzava l’uso pacifico di missili per l’esplorazione spaziale e la conquista della luna. Il libro è generalmente ben accolto e considerato intrigante per i concetti espressi, anche se un po’ ingenuo nella sua speranza dell’uso esclusivamente pacifico dei missili.
Puntualmente l’URSS inizia a fare test per l’uso bellico di proiettili balistici nel settembre di quell’anno, otto anni dopo scoppia il secondo conflitto mondiale e sia i Sovietici sia i Nazisti si danno al loro sviluppo ed utilizzo.
Nel 1942 un ingegnere membro delle SS, Wernher von Braun, partecipò alla progettazione del missile V-2, concepito per spianare Parigi e Londra.
Nel maggio del 1945, disilluso dalla classe dirigente tedesca, si arrende all’esercito statunitense e negli anni successivi, sotto l’egida del governo statunitense, von Braun ed il suo gruppo di ricerca, trasformano il V-2 da missile a razzo-sonda, per il trasporto di strumentazione scientifica durante voli suborbitali.
Il 24 ottobre 1946, dalla base di White Sands, nel New Mexico, il V-2 Nr.13 viene lanciato con a bordo una cinepresa. Il razzo si alza fino a 105 km di altezza e cattura le prime immagini della curvatura terrestre, pubblicate poi nel 1950.
Il 7 marzo 1947, in condizione analoghe, viene catturata la prima vera fotografia della Terra, prontamente pubblicata il 25 marzo.
Nel 1951, Arthur C. Clarke, avido lettore di Lasser, laureato in matematica e fisica, ex operatore di radar per la RAF e già teorico dell’uso di satelliti geostazionari per le telelcomunicazioni, pubblica “La sentinella”, racconto breve in cui parla esplicitamente di esplorazione lunare.
Il 12 aprile 1961, a bordo del Vostok 1, Jurij Gagarin compie un’orbita completa attorno alla Terra, diventando il primo essere umano a volare nello spazio.
Il 17 agosto 1962 il gruppo rock britannico The Tornados pubblica il brano “Telstar” in omaggio all’omonimo satellite lanciato dalla NASA appena un mese prima.
Nel 1963 esce nelle sale cinematografiche “La spada nella roccia” in cui lo sceneggiatore Bill Peet fa pronunciare a Merlino la frase “[…] the world is merely a tiny speck in the universe” cioé “[…] la terra non è che un puntolino nell’universo“.
Il 23 agosto 1965 l’URSS lancia nello spazio il primo satellite per telecomunicazioni militari della serie Molnija. Il 30 maggio 1966 uno di questi scatta la prima, sgranatissima, immagine dell’intero pianeta.
Il 7 dicembre la NASA lancia il satellite da telecomunicazioni ATS-1 che, l’11 dicembre, scatta le prime foto della Terra e della Luna catturate da un’orbita geostazionaria e con una qualità sensibilmente maggiore.
Il 20 aprile 1967 atterra sula Luna il lander Surveyor 3, con lo scopo di raccogliere dati in vista delle missioni Apollo. Il 30 aprile viene scattata la prima granulosa foto a colori del nostro pianeta dalla superficie lunare.
Il 5 novembre la NASA manda in orbita il satellite meteorologico ATS-3 riuscendo, il 10 novembre, a scattare la prima foto a colori reali dell’intero pianeta.
Il 2 aprile 1968 esce nei cinema “2001: Odissea nello spazio” cosceneggiato da Arthur C. Clarke e Stanley Kubrik. L’incredibile realismo dei set e della rappresentazione dello spazio daranno negli anni successivi ampio materiale a negazionisti dell’allunaggio e complottisti vari ed eventuali, in un dibattito periodicamente resuscitato anche oggi.
Il 21 dicembre 1968 Frank Borman, James Lovell e William Anders, a bordo del Saturn 5, iniziano la spedizione Apollo 8, che li porterà ad essere i primi esseri umani a raggiungere l’orbita lunare e a percorrerla dieci volte prima del rientro. Quel giorno Anders scatta la prima foto della Terra catturata da essere umano.
Il 24 dicembre, a pochi secondi l’uno dall’altro, mentre sorvolano il suolo lunare, Borman ed Anders scattano due foto della Terra che “sorge” dall’oscurità. Borman in bianco e nero, Anders a colori. Quest’ultima, chiamata dalla stampa “earthrise”, diventa rapidamente leggendaria non solo in quanto prima foto a colori della Terra dalla prospettiva di un altro corpo celeste, scattata da essere umano, ma per la sua potenza visiva e capacità di togliere il nostro pianeta dall’immaginario geocentrico fin’ora tenuto nelle immagini. La Terra non è più al centro, ma parte di un qualcosa di più grande e complesso ora intuibile in modo inequivocabile anche seduti in poltrona.
L’11 luglio 1969, in parte ispirato dal film di Kubrik, David Bowie pubblica il brano “Space Oddity” in cui assistiamo al dialogo fra il controllo a terra e un solitario astronauta al lavoro dentro una capsula spaziale. Il pezzo è divenuto con il tempo l’inno ufficioso dello space rock.
16 luglio 1969: Apollo 11. Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins partono alla volta della Luna. Il 20 luglio Armstrong ed Aldrin compiono l’Impresa ed atterrano con l’Eagle nel mare della Tranquillità. Alle 2:56 del 21 luglio Neil Armstrong è il primo essere umano a mettere piede sulla Luna.
7 dicembre 1972, Harrison Schmitt, a bordo dell’Apollo 17, a circa 45000 km dalla superficie terrestre, scatta quella che è probabilmente l’immagine della Terra più famosa della storia, nonché la prima immagine catturata da essere umano del pianeta completamente illuminato. Verrà battezzata “Blue Marble” ed ampiamente utilizzata ancora oggi grazie al suo livello di dettaglio ed al suo modo di mostrare il pianeta come un ecosistema completo fluttuante nello spazio.
Il 5 settembre 1977, la NASA lancia la sonda spaziale Voyager 1, con l’obbiettivo principale di esplorare il sistema solare e sorvolare Giove e Saturno.
Dopo 13 anni di volo, il 14 febbraio 1990, la sonda trasmette la prima foto della Terra scattata dal limitare del nostro sistema solare, avendo abbondantemente superato l’orbita di Nettuno. Siamo a più di 6 miliardi di km dal nostro pianeta e l’idea di ordinare alla Voyager di ruotare la macchina fotografica nella nosta direzione è dell’astronomo e divulgatore Carl Sagan.
Il risultato è, allo stesso tempo, dimesso ed epocale. Le dimensioni puntiformi della Terra ci restituiscono un minimo dell’insignificanza di questo sasso, parte di un sistema solare neanche tanto grande alla periferia di una galassia di medie dimensioni. Una galassia fra i circa due trilioni che si stima esistano nel solo spazio visibile.
Nel 1994 Sagan pubblica “Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space” dove, sottolineando la tremenda importanza della conservazione del nostro pianeta ed esortandoci a prendere coscienza una buona volta della nostra responsabilità, dando voce ai propri pensieri sull’importanza della fotografia dice, fra le altre cose:
“Look again at that dot. That’s here. That’s home. That’s us. On it everyone you love, everyone you know, everyone you ever heard of, every human being who ever was, lived out their lives. The aggregate of our joy and suffering, thousands of confident religions, ideologies, and economic doctrines, every hunter and forager, every hero and coward, every creator and destroyer of civilization, every king and peasant, every young couple in love, every mother and father, hopeful child, inventor and explorer, every teacher of morals, every corrupt politician, every “superstar”, every “supreme leader,” every saint and sinner in the history of our species lived there-on a mote of dust suspended in a sunbeam.ˮ
“Guarda di nuovo quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, ogni persona che ami, ogni persona che conosci, ogni persona di cui hai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esisitito, hanno vissuto le loro vite. Tutte le nostre gioie e sofferenze, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e ogni codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re ed ogni plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre ed ogni padre, bambino speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e ogni peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì: su un granello di polvere sospeso in un raggio di sole.ˮ
Il 22 febbraio 2019 il gruppo progressive metal statunitense Dream Theater pubblica l’album “Distance Over Time” contenente il brano “Pale Blue Dot” il cui testo parafrasa le parole di Sagan e il concetto cardine del suo libro.
Il 10 aprile 2020 il gruppo symphonic metal finlandese Nightwish pubblica l’album “Human. :II: Nature.” contenente la traccia orchestrale “Ad Astra” durante la quale l’attrice inglese Geraldine James recita le accorate parole dell’astronomo.
Federico Buldrini

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