L’anima di Argilla: dai calanchi reggiani al cuore della Ceramica Mondiale

Se osserviamo le colline che da Castellarano portano verso Casalgrande e Scandiano, il paesaggio è dominato dai calanchi: spettacolari ferite nel terreno, grigie e brulle, che sembrano quasi lunari. Per molti sono solo zone scoscese e fragili, ma per la storia di Reggio Emilia quelle “terre cattive” sono state la più grande risorsa economica di sempre.

Un materiale figlio del mare

L’argilla dei nostri calanchi è un sedimento marino antico milioni di anni (Pliocene). Si tratta tecnicamente di marne azzurre, composte da minerali argillosi, limi e una forte componente di carbonato di calcio.
Questa composizione le conferisce caratteristiche uniche:

  • Plasticità elevata: ai modella con estrema facilità.
  • Colore cangiante: grigio-azzurra allo stato naturale, diventa del tipico rosso acceso dopo la cottura a circa 900-1000°C, a causa dell’ossidazione del ferro.
  • Il “carattere” difficile: l’abbondanza di calcare rende questa terra “viva” e nervosa. Se non depurata con cura, i grani di calce possono gonfiare dopo la cottura, spaccando il manufatto.

Il motore della nostra storia

Perché quest’argilla è stata così importante? La risposta risiede nella sua accessibilità. Essendo affiorante, è stata estratta fin dall’epoca romana per produrre i mattoni delle nostre città. Ma la vera rivoluzione è avvenuta nel dopoguerra.

Proprio ai piedi di queste colline sono sorte le prime fabbriche di piastrelle. L’argilla veniva prelevata direttamente dai calanchi adiacenti agli stabilimenti (a “km zero”), permettendo la nascita di quello che oggi conosciamo come il Distretto Ceramico. Senza la disponibilità immediata di questa materia prima, Reggio Emilia e Modena non sarebbero mai diventate la capitale mondiale della ceramica.

Dall’edilizia al design: un’eredità che resta

Con l’avvento del gres porcellanato negli anni ’90, l’industria ha iniziato a preferire argille d’importazione (più pure e bianche). Tuttavia, l’argilla reggiana non è affatto in pensione.

Oggi gioca un ruolo fondamentale nel restauro architettonico: per riparare una pieve matildica o un palazzo del centro storico, serve un mattone che abbia la stessa “anima” cromatica e chimica di quello originale. Inoltre, rimane il materiale preferito dai ceramisti artistici che vogliono infondere nelle loro opere il legame viscerale con il suolo emiliano.

Un paesaggio da proteggere

Oltre al valore materiale, i calanchi sono sentinelle del nostro clima. La loro estrema erodibilità li rende suscettibili alle piogge intense e prolungate, fenomeni sempre più monitorati per la sicurezza del territorio. Studiare l’argilla significa dunque non solo parlare di industria, ma anche di geologia e prevenzione del rischio idrogeologico.

In quella terra grigia che scivola a valle, c’è scritto il passato, il presente e il futuro tecnologico della nostra provincia.

Matteo Benevelli