Picchio rosso maggiore

Il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) è il Picidae italiano più comune.

Distribuzione ed habitat

Presente in tutta Europa tranne che in Islanda ed isole Fær Øer, dove giungono solo sporadici esemplari accidetali. Estinta in Irlanda attorno al XVII sec., dal 2007 la specie ha ricolonizzato spontaneamnete la costa orientale, a seguito di una migrazione di corto raggio di due popolazioni britanniche.
In Italia è nidificante sedentario, svernante e migratore di corto raggio in tutta la penisola e le isole.
Abita boschi maturi, sia di conifere sia di latifoglie e boscaglie, parchi cittadini e giardini, dal livello del mare a 2000 m.

Aspetto

20-25 cm di lunghezza, 38-44 cm di apertura alare, 60-90 g di peso.

Sessi simili. Livrea bianca e nera con sottocoda rosso; il maschio ha un’evidente macchia rossa sulla nuca. Giovani con l’intera sommità del capo rossa.

Volo con rapidi balzi elastici, fortemente ondulato e con raffiche di battiti alari ronzanti. Il richiamo è un breve sonoro “cik”, l’allarme un rapido gracchio “cret-cret-cret”. Tambureggia in primavera con serie di rullii brevi (0,5-1 secondo) e veloci.

Alimentazione

Trascorre gran parte del suo tempo arrampicato sugli alberi e presenta numerosi adattamenti ottimizzati allo scopo. Ha zampe zigodattili, con due dita rivolte in avanti e due all’indietro, le piume della coda rigide, usate come un puntello contro il tronco, grazie alle dimensioni particolarmente grandi dell’ultima vertebra, che consente l’inserimento di muscoli sovradimensionati.

Il suo cranio rinforzato protegge il cervello durante i tambureggiamenti e può reggere anche 15 colpi al secondo. Inoltre, fra cranio e becco c’è un osso spugnoso che fa da cuscinetto ammortizzante, la giunzione della parte anteriore del cranio che si connette con la mandibola è ripiegata verso l’interno ed è retta da un muscolo che disperde ulteriormente gli impatti. In ultimo, lo strato esterno della mandibola superiore è significativamente più lungo della più rigida mandibola inferiore, assorbendo e disperdendo per prima la maggior parte della forza d’urto.
Le narici strette e protette da piumaggio ispido gli evitano invece di respirare schegge e detriti.
Ha una lingua lunga cira 6-7 cm, di cui 4 che possono estendersi fuori dal becco per catturare larve dai buchi nei tronchi grazie alla punta microspinata e bagnata da saliva collosa. A riposo viene poi raccolta in un canale che passa sopra ed attorno al cranio per poi terminare alla base della narice destra.

Onnivoro, consuma principalmente larve di coleottero, coleotteri, ragni, formiche, più raramente crostacei e molluschi. Prende anche gemme e bacche e pratica delle serie di buchi sugli alberi, formando veri e propri anelli, per succhiarne la linfa.
Può razziare nidi di cincie e balestrucci, prendando uova e pulcini e non disdegna anche di pasturare su carcasse.
In inverno mangia noci e pinoli e visita le mangiatoie in cerca di sego, formaggio e rifiuti domestici.

Per aprire coni di pino, abete o larice, ma anche noci e insetti con esoscheletro particolarmente duri, utilizza fessure nelle cortecce come “incudini”, incastrandovi il cibo per poterlo battere meglio.

Predatori

Giovani e adulti possono essere predati da sparvieri ed astori.

Riproduzione

Specie monogama durante la stagione riproduttiva, ma il partner cambia quasi ogni anno.
Durante la parata nuziale, il maschio vola con lenti battiti e a coda distesa, emettendo il richiamo e spesso atterrando presso un possibile sito di nidificazione.
Scelto il posto, solitamente distante da terra fra i 30 cm e gli 8 m, il maschio passa 2-3 settimane per scavare una cavità profonda 25-35 cm e con un’apertura 5-6 cm di diametro.
Può nidificare su alberi sia vivi sia morti, spesso riutilizzando lo stesso albero nel corso degli anni, ma ogni volta scavando una nuova cavità. Il nido non è foderato, ma la base è composta da parte dei trucioli creati durante il lavoro.

Depone da quattro a sei uova, di colore bianco lucido, fra metà aprile e giugno. Le uova vengono covate da entrambi i genitori durante il giorno e dal solo maschio durante la notte per 10-12 giorni.
Sia il maschio sia la femmina accudiscono i pulcini, nudi e inetti, e mantengono pulito il nido.
I giovani si levano in volo a 20-23 giorni dalla schiusa e ogni genitore nutre parte della nidiata per altri dieci giorni, durante i quali i giovani rimangono nei pressi nido. 

Gli esemplari che sopravvivono al primo inverno hanno un’aspettativa di vita di 2-5 anni con casi eccezionali di 10-12.

Rapporti con l’uomo

Secondo una leggenda ebraica, al momento della creazione, il picchio fu l’unico uccello che si rifiutò di scavare fiumi, laghi ed oceani, venendo quindi condannato da Dio a beccare gli alberi.

Secondo il mito fondativo di Roma, la lupa che raccolse e crebbe i piccoli Romolo e Remo, era affiancata da un picchio. tra Tra il 1615 ed il 1616 il pittore fiammingo Peter Paul Rubens ne dipinse in un quadro oggi esposto ai Musei Capitolini.

Romolo e Remo è un dipinto a olio su tela (210×212 cm) realizzato tra il 1615 ed il 1616 dal pittore Peter Paul Rubens. È conservato nella Pinacoteca Capitolina di Roma. https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22491489

Ovidio racconta (Metamorfosi XIV, 320-434) di come il re latino Pico, a caccia sul Circeo, fu osservato da Circe che, invaghitasene, tentò di sedurlo. Il re rifiutò categoricamente le profferte della maga, essendo già innamorato e sposato con la ninfa Canente. Circe, per vendetta, lo trasformò quindi in picchio, lasciando Canente disperata in vana attesa del marito e portandola alla fine a morire di dolore sulle rive del Tevere.

Sempre in tema di trasformazioni punitive, una leggenda gallese vuole che Gesù tramutò in picchio una donna che gli rifiutò cibo ed acqua.

Una leggenda inglese dice invece che se un picchio dovesse essere il primo uccello visto da una ragazza il giorno di S. Valentino, la tapina sarebbe condannata a rimanere zittella.

Infine, nel romanzo di Carlo Collodi, Pinocchio per riottenere un naso di dimensioni accettabili, dopo l’ennesima bugia che l’aveva fatto crescere a dismisura, dovette pregare ed implorare per il perdono della Fata dai capelli turchini. Questa infine chiamò 1000 picchi per piallare il naso del burattino.

Anche se il disboscamento e i tagli illegali possono ovviamente influire negativamente sulla sopravvivenza di popolazioni locali, distruggendo siti di nidificazione e spazzando via le prede, la specie nell’insieme non pare soffrirne particolarmente, grazie all’enorme adattabilità ed ai piani europei di reforestazione.

Federico Buldrini